regole

Classifica mondiale ATP (maschile)     Classifica mondiale WTA (femminile)
 
Il tennis si pratica su un campo da gioco rettangolare, all'aperto o al chiuso, tra due o quat­tro contendenti che, con l'ausilio di una racchetta, colpiscono a turno una pallina per indirizzarla al­l'interno della metà campo avversaria facendola passare al di sopra di una rete. Scopo del gioco, realizzare il maggior numero di punti impedendo che l'avversario riesca a respingere la pallina pri­ma che questa rimbalzi per due volte sulla sua metà campo. Prima di cominciare il tennista che vince il sorteggio decide se iniziare la sfida con il turno di battuta o di risposta. Chi va alla battuta (la pri­ma va effettuata dalla parte destra del campo) de­ve stare con i piedi dietro alla linea di fondo, e non può oltrepassarla prima di aver colpito la pallina- lanciata in aria con la mano - con la racchetta. La pallina deve rimbalzare nel campo avversario, più precisamente all'interno del rettangolo di battuta diagonalmente opposto. Per ogni battuta si hanno a disposizione due tentativi (falliti i quali, viene assegnato un punto all'avversario); nel caso in cui la palla tocchi il nastro per ricadere poi all'interno del rettangolo di battuta avversario, il servizio viene ripetuto come se non fosse maí stato effettua­to; se invece, una volta toccata la rete, la pallina fi­nisce fuori dal suddetto rettangolo, la battuta vie­ne considerata come un «fallo». Chiuso il primo punto (non importa se a proprio favore o meno), il giocatore incaricato del servizio si sposta sulla parte sinistra del campo e rimette in gioco la palli­na indirizzandola verso il rettangolo di battuta op­posto (cioè il destro); e così via, fino alla conclu­sione del «gioco», o «game», al termine del quale il servizio passa all'avversario. A ogni gioco dispa­ri, inoltre, i due (o quattro) giocatori invertono la propria metà campo con quella dell'avversario (o degli avversari), godendo anche di un breve perio­do di riposo. I punti si conquistano indirizzando la pallina in modo tale da rendere impossibile all'avversario di ribatterla correttamente, ovvero prima che com­pia due rimbalzi sulla propria metà campo. Allo stesso modo, si guadagna un punto quando l'av­versario spedisce la pallina contro la rete o diret­tamente al di fuori delle righe del campo. Se du­rante uno scambio la pallina tocca il nastro e poi ricade sul campo avversario, si continua regolar­mente; se invece ricade sul proprio campo, il pun­to va all'avversario. Per aggiudicarsi un game bisogna realizzare almeno 4 punti, computati all'in­circa come i quarti di un orologio: il primo vale 15, il secondo porta lo score a 30, mentre il terzo aggiorna il punteggio a 40. Il giocatore che realizza per pri­mo un quarto punto si vede assegnato il gioco. Nel caso in cui i due avversari mettano a segno tre punti ciascuno, portandosi sul 40 pari, si procede con la regola dei vantaggi. A partire dalla situazio­ne di «parità» (in inglese, «deuce») il giocatore deve aggiudicarsi quindi due punti di margine sull'avversario per conquistare il game. Il tennista (o la coppia di tennisti) che per primo riesce a fare suoi 6 giochi si aggiudica il «set». Sull'eventuale situazione di 5-5 in fatto di game, vince chi si aggiudica gli ultimi due, chiu­dendo sul 7-5. In caso di ulteriore parità sul 6-6, dagli anni Settanta si procede in quasi tutti i tornei del circuito professionistico con il tie break, un game particolare in cui i punti vengono conteg­giati secondo la numerazione decimale e che si chiude quando una delle due parti mette a segno il settimo punto (fatta salva la solita regola dei vantaggi), conquistando il set con il punteggio di 7-6.
Fanno eccezione tre dei tornei del Grande Slam (Wimbledon, Roland Garros e Australian Open), nei quali è ancora in vigore il vecchio siste­ma in base al quale, sul punteggio di 6 game per parte, i giocatori continuano a oltranza fino a che uno dei due contendenti non accumuli un vantag­gio di due giochi sull'avversario. In caso di disputa del tie break, i contendenti si alternano al servizio ogni due punti giocati, cambiando di campo dopo ogni sei punti. Nel caso di un incontro disputato al meglio dei tre set, vince chi si aggiudica per primo due set; nel caso di un incontro previsto al meglio dei cinque, la vittoria va a chi conquista il terzo. Dal 2006, in molti tornei, negli incontri di doppio, al posto di un eventuale (e decisivo) terzo set è previsto uno speciale tie break, detto «match tie break», che assegna la vittoria alla coppia che rag­giunge per prima quota 10 punti (sempre con al­meno due punti di vantaggio). A garantire la regolarità dello svolgi­mento di un incontro è il giudice di sedia (supre­ma autorità sul campo, cui spetta la decisione fina­le su qualsiasi eventuale controversia), coadiuvato dai giudici di linea (che controllano la regolarità di una palla in relazione al punto di impatto ri­spetto alle linee del campo) e dal giudice del net (ormai però sostituito da un apparecchio elettro­nico), deputato a verificare l'eventuale contatto della pallina con il nastro.
I colpi fondamentali sono quattro: il servizio, il dritto, il rovescio e la volée. Il servizio, effettuato con un particolare movimento «a martello», cioè dal basso verso l'alto, è il colpo nel quale la pallina tocca le velocità più elevate. Il dritto e il rovescio (che possono anche essere ese­guiti a due mani) sono i colpi di base che permet­tono, da fondocampo, di gestire il palleggio. Posso­no essere senza rotazioni (detti quindi «colpi piat­ti»), o con effetti «top spin» (eseguiti cioè con un movimento della testa della racchetta dal basso verso l'alto), «slice» (tagliati) o «back spin» (dal­l'alto verso il basso). Alle volée fanno ricorso, ge­neralmente, i tennisti offensivi che, per tattica di gioco, dopo il servizio o un colpo particolarmente profondo si avvicinano alla rete per chiudere il punto. Anche le volée possono essere eseguite con o senza rotazioni.
Organizzazione e regolamentazione. A livello professionistico, un incontro di tennis rappresenta solo una delle tappe che i giocatori affrontano nel corso di un torneo che, generalmente, non dura meno di una settimana. Pur prevedendo nel proprio calendario competizioni di squadra e per nazioni molto antiche e prestigiose (su tutte spic­cano la Coppa Davis e la Fed Cup), il tennis è discipli­na prettamente individuale, ed è basata sull'eli­minazione diretta dei partecipanti ai tornei, che possono essere di singolare (uno contro uno), di doppio (due contro due) o di doppio misto (in cui ciascuna coppia è formata da un uomo e da una donna). La stagione tennistica si articola su una ricca programmazione di tornei internazionali disputati in ogni angolo del mondo e su tutte le superfici. In base ai risultati acquisiti nei vari ap­puntamenti, i giocatori ottengono (o perdono) punti validi ai fini della classifica mondiale, stila­ta settimanalmente dall'ATP e dalla WTA. La posi­zione in classifica permette ai tennisti di iscriver­si ai tornei, divisi per categoria, e quindi per montepremi e prestigio (in una ideale scala di valori, i tornei del Grande Slam sono seguiti dai Masters Series maschili e dai Tier i femminili, dai tornei di seconda fascia, fino alle fasce più basse, rappresentate dai tornei challenger e del circuito ITF). Una volta stilata l'entry list, e dun­que l'elenco dei tennisti ammessi a un determi­nato tabellone (generalmente è previsto anche un torneo di qualificazione per gli atleti che non rientrano in questa lista), si effettua un sorteggio per la compilazione dei primi turni. Con la rego­la dell'eliminazione diretta, i tennisti, via via che si aggiudicano gli incontri, avanzano nel tabello­ne, fino all'eventuale finale. I giocatori con classi­fica migliore vengono dichiarati teste di serie, secondo un sistema che permette di evitare con­fronti tra favoriti nei primi turni. Negli ultimi an­ni, inoltre, in alcuni tornei le prime otto teste di serie beneficiano di un «bye», ovvero di un la­sciapassare, che li esenta dalla disputa del primo turno, consentendo loro di esordire direttamente al secondo turno.
Campo di gara ed equipaggiamento. Gli incontri si disputano su un campo con superficie in ter­ra battuta, erba (anche sintetica), cemento o ma­teriale sintetico (pvc o resine acriliche). La lun­ghezza è di 23,77 m, mentre la larghezza varia da­gli 8,23 m per il singolare ai 10,97 per il doppio, nel quale rientrano come superficie di gioco valida anche i cosiddetti «corridoi». Sul campo sono di­segnate due linee di fondo (con indicato il segno centrale di battuta), quattro linee laterali (che for­mano appunto i suddetti corridoi), due linee oriz­zontali - ognuna di esse a 6,40 m dalla rete - che indicano il limite oltre il quale non può essere in­dirizzato il servizio, e due righe verticali che uni­scono il centro della rete al centro della linea dei 6,40 m, creando così due rettangoli di battuta en­tro i quali deve cadere il servizio in ogni metà campo. Tutte le linee, generalmente bianche, de­vono essere larghe tra i 2,5 e i 5 cm. La rete che di­vide in due il campo (chiamata in inglese «net»), è sospesa a un cavo metallico o a una corda, tesi tra due pali. La rete, che ha maglie sufficientemente strette da non permettere alla palla di attraversar­le, è alta 0,914 m al centro e 1,07 m alle due estre­mità. Al centro è mantenuta tesa verso il basso da una cinghia. All'esterno del campo sono sistemate le postazioni dei giudici di linea: tre dietro le linee di fondo e quattro sul lato lungo del rettangolo di gioco.La palla è in gomma, rivestita da uno strato di fel­tro (generalmente giallo), con un diametro di 6 cm e un peso compreso tra i 56 e i 59,4 g. Pressu­rizzate o a pressione atmosferica, lasciate cadere sul cemento da un'altezza di 254 cm devono avere un rimbalzo compreso tra 134,62 e 147,32 cm. Ne­gli incontri ufficiali del tennis professionistico si usano sempre palle nuove che il giudice di sedia fa cam­biare dopo sette giochi dall'inizio dell'incontro e, successivamente, ogni nove game. Quanto alle racchette utilizzate dagli atleti, l'evoluzione dei materiali con i quali vengono costruite ha cambia­to radicalmente la disciplina nel corso degli anni Fino ai primi Ottanta l'uso delle racchette di le­gno garantiva maggiore spettacolo ed equilibrio; successivamente, con lo sviluppo delle leghe in metallo e poi con l'avvento del titanio, della grafi­te e del carbonio, la velocità del gioco è cresciuta in maniera inversamente proporzionale ai margi­ni di errore. Il «peso» del servizio (specialmente sulle superfici rapide e in particolare nel tennis maschi­le) è diventato sempre più importante. La rac­chetta è dotata di un manico rivestito solitamente di un nastro in pelle o gomma, di un fusto, e di una parte centrale di forma ovale, definito «piatto corde», che costituisce il piano d'impatto con cui va colpita la pallina. Secondo i regolamenti del­l'al, la racchetta non può superare i 73,66 cm di lunghezza e i 31,75 cm di larghezza. Il piatto corde non può superare i 39,4 cm in lunghezza e i 29,2 cm di larghezza.